17 agosto 2013

Spaventosi, prodigiosi... primi passi

17 agosto 2013

 

Scheggia n° 6 di B.

Spaventosi, prodigiosi... primi passi

 

Eccoci arrivate a un momento cruciale: lei si è staccata dalle mie mani per camminare da sola...   

L’autonomia è meravigliosa!  

Faticosa da conquistare e difficile da mantenere. 

Ogni piccola decisione quotidiana ne richiede una certa dose e se per alcuni il cammino è più semplice, per altri è meno immediato.

E non solo per i bambini. 

È difficile prendere decisioni da soli, portarle avanti, rischiare, mettersi in gioco e accettare il fallimento. Rialzarsi quando si cade, non scoraggiarsi e di nuovo tentare! 

È un lavoro costante su se stessi, ma quanta soddisfazione quando, con le proprie forze, si ottiene un risultato! 

Come aver scalato una montagna tra mille difficoltà e centomila ripensamenti… però l'aria che si respira in vetta, ricompensa di ogni fatica! 

Ora che vedo la mia bambina alle prese con questa sfida, conoscendone le sfaccettature, la gioia e la delusione, cerco di aiutarla come meglio posso ad affrontarle entrambe!

 

Prodigiosi, spaventosi primi passi!

Se pensavo che fosse difficile il lavoro su se stessi per se stessi, non avevo ancora sperimentato quanto lo fosse il lavoro da fare su di sé per un'altra persona!

Sì, perché, quando la vedo, così instabile sulle sue bellissime gambette storte, sorridente e illuminata di felicità per essere riuscita a mettersi in piedi e a fare da sola quel passettino, come faccio…

COME FACCIO…

... a non pensare alla collisione della sua preziosa testolina col pavimento!?

Come faccio a non precipitarmi dietro di lei?

A non trasmetterle l'ansia e la paura che si faccia male? 

Come posso fare in modo che la mia apprensione non avviluppi la mia bambina, che ha stabilito con cautela e infinite prove, che da sola ce la può fare?!

Come faccio a trattenermi sull'orlo dei più catastrofici presagi per non privarla della gioia della riuscita!? O della spinta che nasce da una piccola frustrazione?

 

Non importa come, io devo, DEVO, DEVO ASSOLUTAMENTE PROVARCI!

 

Certo senza spegnere il mio giudizio sulla situazione!

Insomma cercare di non farla sentire insicura mostrando un volto sfigurato dal terrore alla Munch quando sperimenta su un materasso di morbide piume, ma neanche fare la disinvolta-tanto-deve-provare-e-anche-cadere-sennò-non-impara, se traballa come un fachiro ubriaco su un tappeto di chiodi! 

E quando cadrà (perché cadrà) come faccio a non accorrere drammaticamente ancor prima di aver ponderato l’entità del danno?

A permetterle di valutare se ha sentito male con i suoi sensi, anziché attraverso la mia valutazione esterna e assolutamente prematura?

 

Ma perché fasciarsi la testa prima di rompersela? Non smetterò mai di chiedermelo. E probabilmente non smetterò mai di farlo!

Devo ammettere, però, essendo appena uscita da una apparente brutta caduta, che me la sono cavata piuttosto bene!

Insomma, non ho chiamato il pronto soccorso con l'elicottero, né ho gridato aiuto fino a diventare afona o fino a causare una temporanea sordità alla piccola in braccio!

 

A parte questi episodi di puro terrore silenzioso, che non fanno che accrescere ciocche bianche alla mia capigliatura, quando la guardo che cammina da sola per casa, felice e fiera, penso che adesso è lei che decide quando staccarsi da me e quando tornare, quando e quali esperienze fare…

Allora mi sento inondare di tenerezza nel vederla iniziare la ricerca della sua autonomia e allo stesso tempo mi sento attanagliare da un pericoloso e devastante senso di nostalgia: vorrei ingoiarla o trovare il modo di rimetterla nella pancia.

 

La mia bambina è mia e non va da nessuna parte - urla il mio cuore capriccioso e impazzito!

Ripenso agli ultimi mesi della gravidanza, quando accarezzando il pancione sentivo già la mancanza di quel nostro momento unico in tutta la vita, in cui eravamo così vicine da essere l'una dentro l'altra.

Così vicine non potremo mai più essere - pensavo.

Ma se qualcosa di vero si annidava in quel pensiero, adesso c’è una consapevolezza nuova: quella di avere davanti a me una persona, con i suoi gusti e i suoi desideri, le sue inclinazioni, il suo carattere, la sua personalità, i suoi pensieri, i suoi sogni, le sue paure, le sue emozioni, il suo passato, il suo presente e il suo futuro. 

È tutto dietro quei suoi bellissimi occhi con la luce dentro. 

 

E io sono la persona che potrà vedere tutto questo sbocciare e crescere, muoversi e trasformarsi, cambiare e diventare!

 

B. MalaTesta

 

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