26 luglio 2013

La mia bambina mi odia

26 luglio 2013

 

Sono tante le persone che mi domandano a cosa serva massaggiare un bambino.

Da educatrice e insegnante di massaggio infantile finisco per rispondere un po' automaticamente, sciorinando l’elenco consolidato di tutta la serie di benefici confermati dalla ricerca scientifica. 

Il massaggio serve per stimolare lo sviluppo generale del bambino.
Il massaggio serve per promuovere le funzionalità intestinali e alleviare i disagi di coliche e stipsi.
Il massaggio promuove la propriocezione nel neonato e ne stimola la crescita psicomotoria.
Il massaggio offre una stimolazione sensoriale e favorisce la maturazione neuronale…

 

Sono tutti aspetti fondamentali in cui credo fermamente, ma che cito per primi perché sicura del maggiore appiglio che possono avere sulle persone.

Se qualcosa è riconosciuto dalla scienza ed apporta benefici in termini organici le persone ci credono di più. Questo è innegabile. 

Da figlia di medico poi, a volte anche io faccio difficoltà a non vedere le cose da questa prospettiva.

 

Ma da mamma è diverso. Anche se non posso negare che ai tempi in cui mia figlia era minuscola e incomprensibile, quando ogni giorno la pesavo alla stessa ora per calcolare l’incremento ponderale quotidiano (!), o quando controllavo consistenza e colore del contenuto dei suoi pannolini…bè, in quel periodo surreale anche per me le uniche cose ad avere validità erano numeri, raccomandazioni mediche e ricerche scientifiche

Non conoscevo ancora il massaggio infantile e se le massaggiavo il pancino era per aiutarla ad espellere l’aria o ad andare d’intestino.

 

Il suo pancino stava meglio, ma restava il fatto che non riuscivo a entrare in contatto con lei

Non la conoscevo, non la capivo. Piangeva ed io facevo di tutto, ma ogni volta lei sembrava allontanarmi.
Era così tranquilla tra le braccia degli altri...ma se mi avvicinavo, ecco che quella tenera creatura diventava una belva! 

Nella sua lingua mi stava dicendo che aveva un estremo bisogno di me, ma io non lo sapevo.
La mia bambina mi odia, pensavo. 

 

I primi mesi sono andati avanti così. Io le parlavo come spesso si parla ai neonati, senza sapere bene cosa dire e ogni volta che cercavo i suoi occhi, lei voltava la testa dal lato opposto.


La stringevo fiduciosa, ma se provavo a farle arrivare il mio amore con baci e coccole, mi sentivo ancora più sola. E rimanevo lì, con la sensazione tremenda di darle fastidio. E ogni volta era una ferita.

Un rifiuto che faceva male e mi faceva sentire una persona inadeguata. Una madre incapace. 

 

Aveva già undici mesi quando ho cominciato a farle i primi massaggi. 

Io e lei in una situazione nuova.
C’era un posto morbido e caldo. C’era l’olio che scintillava tra le mie mani. C’era la mia sicurezza di fare qualcosa di giusto.
E c’ero io, accanto a lei.

 

Le prime volte non è stato facile. E’ sempre stata una bambina molto sensibile e particolarmente reattiva. Ma la cosa non mi preoccupava. Ci avevano avvisate. Ci vuole sempre un po’ di tempo all’inizio. Ogni bambino ha bisogno di comprendere, di abituarsi al nuovo stimolo. Di capire che è una cosa bella. 

Così non mi sono data per vinta e insieme abbiamo continuato a provarci. A prenderci ogni giorno quei cinque minuti senza spigoli. Minuti morbidi di coccole e chiacchiere.


Le parlavo a bassa voce, le spiegavo quello che facevo, canticchiavo cose a caso, facevo suoni e rumori diversi per accompagnare i massaggi. 

Ed è avvenuto passo dopo passo, lentamente e con pazienza. Nel modo in cui si raggiungono le cose più belle. Lei ha cominciato a sorridermi. Ad ascoltarmi. A guardarmi finalmente negli occhi. 

Senza che me ne rendessi conto era accaduto qualcosa di meraviglioso. Io e mia figlia ci eravamo trovate. 

 

 G.Lino

 

Immagine: Justi Paget/Corbis

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