12 luglio 2013

Televisione, ladra di tempo. Serva infedele

12 luglio 2013

 

"Ladra di tempo, serva infedele: la televisione e il bambino americano".

Questo il titolo provocatorio del saggio che John Condry, psicologo e scienziato americano, pubblicò nel 1993.

Un'analisi interessantissima sul ruolo e sugli effetti che la televisione esercitava sui bambini di allora.

Sono trascorsi vent'anni e la situazione è effettivamente cambiata.

Prima la ladra era una. Oggi le ladre di tempo si sono moltiplicate assumendo dimensioni più accessibili e nuovi accattivanti design.

Schermi ultrapiatti, multi-touch screen, concentrati di altissima tecnologia in pochissimi grammi e deflagrazioni di megapixel, che fanno sbiadire di colpo i colori più vividi della vita reale.

Riportare qui un sunto di quell'acuto, datato, ma attualissimo saggio sulla televisione e sul bambino (americano?), mi sembrava doveroso... 

Da leggere e rileggere.

 

LADRA DI TEMPO. SERVA INFEDELE

 

Oggi c'è qualcosa che non va nei bambini, nel modo in cui crescono.

La cosa è evidente.

Ne vengono fornite molte spiegazioni diverse, che in genere fanno riferimento alle rapide trasformazioni intervenute in questi ultimi anni.

La famiglia appare completamente stravolta e la scuola funziona male, quando funziona.

Molti bambini danno segni evidenti di disturbi fisici e di sofferenza mentale.

 

Si può affermare che la televisione è responsabile in qualche misura di questa situazione?

 

Come passa il tempo un bambino?

Fino a circa duecento anni fa, la maggior parte dei bambini trascorreva il tempo nelle comunità e nei villaggi in cui era nata, osservando gli adulti nelle loro attività di lavoro e di gioco. I bambini acquisivano le capacità e le attitudini necessarie ad inserirsi in una società che conoscevano ed avevano a portata di mano. Capacità e attitudini che sviluppavano da piccoli e che tornavano loro utili una volta diventati adulti.

Ciò che veniva appreso in famiglia durante una generazione veniva messo in pratica nella successiva.

 

La situazione si è modificata in modo spettacolare negli ultimi anni. Si sa che nella settimana-tipo i bambini americani trascorrono all'incirca 40 ore guardando la televisione e giocando con i videogiochi. Se a queste si aggiungono le 40 ore di scuola, compreso il tempo necessario per andarvi e tornarvi e per fare i compiti a casa, restano soltanto 32 ore per avere rapporti con i coetanei e i familiari.

 

Ma perché si guarda la televisione?

 

I bambini si accostano alla televisione e la guardano con motivazioni diverse da quelle degli adulti. La maggior parte degli adulti, per loro stessa ammissione, guarda la televisione «per divertimento». La maggior parte dei bambini, pur trovandola divertente, guarda invece la televisione perché cerca di capire il mondo. I bambini hanno più difficoltà- a causa della loro limitata comprensione del mondo - a discernere i fatti dalla finzione. Sono più vulnerabili degli adulti.

Facendo qualche calcolo il bambino americano medio guarda la televisione per circa 4-5 ore al giorno durante la settimana e per circa 7-9 durante il "week-end", per un totale approssimativo di 40 ore a settimana. Sono compresi i film, i video giochi e la televisione via cavo.

Indipendentemente da ciò che vedono, i bambini che guardano molto la televisione tendono a leggere di meno, a giocare di meno e ad essere obesi. Questi sono gli «effetti indiretti» del guardare continuamente la televisione.

Se l'obesità è un problema nazionale per i giovani americani, la televisione svolge un ruolo significativo nel provocare questo disturbo?

Anche se non è chiaro quanto sia forte il nesso causale fra le due cose, vi sono fondati motivi di sospettare che esista.

Un'occupazione passiva sul piano fisico come guardare la televisione è spesso accompagnata dall'assunzione di cibo, e gli studi mostrano un calo del tasso metabolico fra i telespettatori, specie per quanto riguarda i bambini già obesi.

E' possibile che i cibi reclamizzati sul piccolo schermo stimolino lo spettatore a mangiare e il cibo è il prodotto più reclamizzato.

 

La televisione è una ladra di tempo.

 

Quando i bambini la guardano ininterrottamente per ore, non fanno molte cose che sul lungo periodo possono essere assai più importanti dal punto di vista del loro sviluppo. Ma non c'è solo questo; il contenuto di programmi e di pubblicità della televisione influenza profondamente atteggiamenti, credenze e azioni dei bambini.

In genere i bambini cominciano a guardare i cartoni animati attorno ai due anni di età. I bambini piccoli guardano i cartoni animati perché sono ben «marcati», cioè ogni azione è sottolineata da caratteristiche atte ad attirare l'attenzione.

Questa «marcatura» sostituisce l'attenzione e la comprensione.

Dal momento che l'attenzione del bambino è discontinua, gli effetti audio della televisione contribuiscono a richiamarli davanti all'apparecchio.

 

Ad esempio, i bambini assistono a scene violente, e a modo loro possono forse concludere che «il più forte ha ragione». Tuttavia, è improbabile che comprendano i messaggi più sottili, cioè che certe azioni sono più significative di altre. Un'idea che senz'altro capiscono è che se uno vuole una cosa e ha più potere di un altro, la ottiene. E' ampiamente documentato che il quantitativo di violenza contenuto negli spettacoli per bambini è sostanzialmente maggiore rispetto a quello dei programmi per adulti trasmessi durante la fascia oraria di massimo ascolto.

Ad esempio, un recente studio ha dimostrato che nei programmi per bambini figura una media di 25 atti di violenza l'ora, contro i 5 l'ora dei programmi di "prime time" per adulti. I cartoni animati di «azione-avventura» sono «vicende di potere».

 

Guardare simili programmi influenza il comportamento dei bambini?

 

Centinaia di studi, effettuati a partire dai primi anni Sessanta  concordano per lo più sul fatto che i bambini di entrambi i sessi che guardano molto la televisione sono più aggressivi di quelli che non la guardano spesso.

Assistere a programmi televisivi violenti ne influenza non soltanto il comportamento ma anche atteggiamenti, credenze e valori. Ad esempio i giovani che vedono molta televisione in genere hanno più paura delle situazioni violente che possono verificarsi nel mondo reale. Altri, invece, sono desensibilizzati rispetto alla violenza, cioè questa li colpisce di meno: la loro risposta alla violenza si riduce.

 

L'elogio del presente

 

I bambini non fanno forse quel che hanno sempre fatto, cioè osservare la società per capire meglio che posto occupano al suo interno?

La televisione non li informa forse sugli usi e sui costumi esattamente come in passato i bambini acquisivano tali informazioni osservando le persone che li circondavano?

La risposta è semplice: sì e no.

Sì, i bambini fanno quel che hanno sempre fatto, con meno aiuto che mai da parte degli adulti.

No, la televisione non li informa sul mondo, anzi spesso li disinforma.

 

La televisione non è concepita per fornire ai bambini informazioni circa il mondo reale. Quando viene usata per questo scopo, fa un pessimo lavoro.

La televisione moderna ha un unico obiettivo: vendere merci.

La televisione è fondamentalmente uno strumento commerciale. I suoi valori sono i valori del mercato; la sua struttura e i suoi contenuti rispecchiano tale obiettivo. Lo scopo dei responsabili della programmazione televisiva è catturare l'attenzione del pubblico e trattenerla abbastanza a lungo per propagandare un prodotto. Considerato il funzionamento della psiche umana, non è compito facile. Gli esseri umani si annoiano e si desensibilizzano facilmente.

Per conquistare la nostra attenzione, la televisione è costretta a trasformarsi di continuo. Si interessa esclusivamente al presente immediato; non ha alcun interesse a soffermarsi su problemi che non ammettono una soluzione di breve periodo.

La televisione vive nel presente; non ha rispetto per il passato e ha scarso interesse per il futuro.

 

Guardare la televisione incoraggia atteggiamenti che per i bambini possono essere disastrosi. Una delle funzioni primarie dell'istruzione, sia a casa che a scuola, è di collegare il passato con il futuro, dimostrare in che modo il presente discende da ciò che lo ha preceduto, e in che modo il futuro è legato ad entrambi.

Ma la televisione è governata dall'orologio.

Qualsiasi elemento drammatico e qualsiasi incertezza che vengano introdotti debbono essere risolti e soddisfatti entro la fine del programma.

Ci sono i prodotti da vendere. E' il tempo che detta il passaggio ad un altro programma, ad altri prodotti. Almeno sotto questo profilo, la televisione rassomiglia alla scuola. Se un allievo s'interessa ad uno specifico argomento ed è coinvolto, non c'è comunque scampo alla tirannide dell'orologio. La campanella suona: è ora di cambiare argomento.

Atteggiamenti del genere banalizzano l'interesse e ostacolano l'apprendimento; dicono ai bambini di non lasciarsi coinvolgere troppo da nulla.

C'è forse da stupirsi se gli insegnanti riferiscono che l'attenzione degli alunni è discontinua, che  non si sofferma mai a lungo su nulla?

Né la televisione né la scuola promuovono l'interesse verso le materie di studio al di là di quel che consente l'orologio; questo banalizza la ricerca del sapere.

 

Nel 1993 è stata effettuata un'analisi dei valori espressi negli "spot" pubblicitari.

E' emerso che il fatto che una cosa sia giusta o sbagliata dipende, in televisione, da chi la fa, non dalla cosa stessa.

I valori della televisione sono riferiti all'essere personaggi.

Ci sono buoni e cattivi; i buoni non possono fare nulla di male; i cattivi non possono fare nulla di buono. Questa è la concezione morale di un bambino di 5 anni.

 

In televisione la ricchezza è la chiave per passarsela bene; i più ammirati sono ricchi,vivono in dimore sontuose e vanno in giro a bordo di "limousine" lunghe come treni. La cosa davvero assurda è che la televisione non mostra mai nessuno intento a lavorare per guadagnare le ricchezze che ostenta. Non esiste alcun legame fra il lavoro e la vita.

I bambini, che preferiscono la soluzione più rapida ai problemi, cercano la bella vita così come la definisce la televisione, vale a dire possedere tante cose, ma non sanno come procurarsele. E come potrebbe essere diversamente? Mostrare gente che lavora per la televisione è una bestemmia, uno spreco di tempo! Rende la televisione noiosa, e ciò sarebbe inammissibile.

In televisione, ogni momento dev'essere emozionante, ogni avvenimento deve attrarre l'attenzione.

 

Tutti questi esempi indicano che la televisione non può costituire un'utile fonte di informazione per i bambini, e che anzi può essere una fonte di informazione pericolosa. Essa presenta idee false e irreali; non possiede un sistema di valori coerente se non il consumismo; fornisce scarse informazioni utili circa l'io dello spettatore.

Tutto ciò rende la televisione uno strumento di socializzazione pessimo.

Il danno che arreca è personale, sociale, fisico e mentale. Ma non tutti i genitori sono disposti a dirlo; non tutti ne sono convinti.

Ma quelli che condividono quest'opinione dovrebbero parlare con i figli degli spettacoli televisivi che guardano, commentando le parti che trovano particolarmente false e illusorie. Questo può servire a rendere i bambini più critici rispetto all'uso della televisione come fonte primaria di informazioni sul mondo.

La scuola a sua volta dovrebbe elaborare dei programmi pedagogici per insegnare ai bambini ad essere telespettatori critici, e questo in età assai precoce. Lasciamo che i bambini usino apparecchiature video per realizzare loro stessi dei piccoli spettacoli e "spot" pubblicitari: che capiscano da soli quant'è facile per una telecamera distorcere la realtà.

 

Concludendo...

 

Oggi molti bambini americani hanno problemi personali e uno dei motivi è che trascorrono una parte eccessiva del loro tempo a guardare la televisione.

La televisione è una ladra di tempo: deruba i bambini di ore preziose, essenziali per imparare qualcosa sul mondo e sul posto che ciascuno vi occupa. E questo sarebbe già abbastanza negativo.

Ma la televisione non è soltanto ladra: è anche bugiarda.

Guardando la televisione i bambini vi scorgono una fonte di informazioni sul mondo. Questo non è vero, ma loro non hanno modo di capirlo.

Per quel po' di verità che la televisione comunica, c'è molto di falso e di distorto, sia in materia di valori che di fatti reali. Il contenuto spettacolare dei programmi televisivi è straordinariamente violento, se paragonato alla vita quotidiana che pretende di ritrarre.

I bambini reagiscono a ciò che vedono comportandosi essi stessi in modo più violento, mostrandosi insensibili alla violenza, acquisendo credenze e valori che dicono loro che il mondo è un posto «malvagio e pericoloso» in cui c'è da aspettarsi atti violenti e in cui questi vengono ammirati.

 

La televisione esercita un potente influsso sui giovani proprio perché al momento altre istituzioni che toccano i bambini funzionano male.

In un tempo e in un luogo diversi, la televisione potrebbe non aver avuto l'influenza di cui gode oggi.

E' forse da romantici credere che in altri secoli una parte dell'infanzia fosse dedicata a fiabe e storie e, in tempi più recenti, a leggere ad alta voce ai bambini piccoli e ad incoraggiare la lettura in quelli più grandi?

Per molti bambini piccoli, la televisione ha sostituito le fiabe con racconti moderni, omogenei ma meno coerenti.

Il tempo trascorso a guardare la televisione allontana il bambino dalla lettura; la capacità di leggere è scarsamente sviluppata, e il valore della lettura trascurato.

I bambini vengono abbandonati ad una serva infedele che li espone a «vicende sconnesse raccontate da persone sconnesse».

Per molti aspetti, la televisione rispecchia i problemi della scuola. La curiosità cala e il coinvolgimento non è richiesto: almeno su questo punto, scuole e produttori televisivi concordano.

Il termine «educare» viene sostituito dal termine «addestrare».

 

Chi insegna i valori? La scuola? Le Chiese? La famiglia? Di certo, la televisione. Ma i valori della televisione sono forse gli unici che vorremmo veder adottati dai nostri figli ?

 

La televisione non è destinata a scomparire ed è anche improbabile che cambi al punto da diventare un ambiente ragionevolmente accettabile per la socializzazione dei bambini. Queste realtà vanno accettate.

Possiamo modificare i contenuti, migliorare la qualità dei programmi a disposizione dei bambini, ma l'esigenza più importante è scoraggiare i bambini dall'usare la televisione come fonte di informazioni sul mondo. Ridurre l'influenza esercitata dalla televisione nella vita dei bambini è un primo passo.

 

Questo passo va fatto subito.

 

Però se insistiamo con i nostri figli affinché guardino meno la televisione,dobbiamo offrir loro altre idee su come passare il tempo.

I bambini hanno bisogno di conoscere se stessi tanto quanto hanno bisogno di conoscere il mondo; e queste informazioni si ottengono soltanto agendo nel mondo, cioè tramite l'interazione reale fra esseri umani.

I bambini hanno bisogno di più esperienza e meno televisione.

 

 

Fonte: J.Condry "Thief of Time, Unftaithful Servant: Television and the American child", «Daedalus», Volume 122, Numero 1, Inverno 1993, pagine 259-278.

 

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