14 giugno 2013

Sono con la mia bambina. Non rispondo al telefono

14 giugno 2013

 

Scheggia n°4 di B.
Sono con la mia bambina. Non rispondo al telefono

 

C’è un'opera dello scultore francese Arman che mi è rimasta impressa. 

Un’opera che racchiude perfettamente in sé il mio rapporto con gli oggetti. Si tratta di un vecchio telefono esploso dentro un cubo di resina che ne ha bloccato il processo di distruzione. 

Non so, mi trasmette l'amore-odio verso l'oggetto: è utile, migliora la qualità della vita, ma poi, senza capire come, valica il confine e diventa un tiranno, che la vita te la tiene per le briglie. 

Così io lo faccio esplodere, lo distruggo, rivendico il ruolo primario dell'umano, ma ne tengo i cocci, conservo i resti dell'amata invenzione.

Quando sento suonare il telefono, rispondo. E' compulsivo. Non riesco a pensare se è il momento giusto o meno (ma è certo automatico che non appena mi insapono ben bene sotto la doccia quello squilli!)

 

Da quando è nata la mia bambina i momenti in cui non posso rispondere al telefono, sono aumentati. Questione per lo più connessa al modo in cui è stato anatomicamente concepito il corpo umano. Dovrei avere qualche paio di braccia in più, per esempio (continuo a domandarmi come non sia risultata evolutivamente vincente, qualche bizzarra ma funzionale mutazione che ci dotasse di un arto in più!).

Quante volte, con in braccio i miei nove chili di bambina, ho provato invano a sacrificare la cervicale per piegare il collo e trattenere il telefono sulla spalla, per poi trovarmi a rincorrere con l'orecchio e il mento deformato dallo sforzo, il telefono che inesorabilmente scivolava lungo l'avambraccio. Oppure a rispondere premendo il tasto con il naso o il gomito o la tempia finendo sempre per scaraventare per terra il telefono! 

Il fallimento ripetuto dei miei esperimenti contorsionistici, mi ha portato a concludere che forse è il caso di fare una cosa per volta e che il multitasking, come l'ubiquità, è un dono divino (non per niente alcune divinità induiste sono rappresentate con più braccia e ce n'è una – guarda caso femminile – che ne ha ben dodici!!!).

 

Ci sono poi situazioni in cui potrei rispondere al telefono… ma non lo faccio.

 

Quando approfitto del sonnellino della mia bambina per riposare.

Quando gioco con lei.

Quando sono concentrata su qualcosa che non voglio interrompere.

Quando sono a tavola con la mia bellissima famiglia.

Quando mi diverto.

Passeggio.

Leggo.

O quando semplicemente non mi va di parlare.

 

La tecnologia fa enormi progressi, ma crea oggetti. COME, QUANDO e SE usarli spetta a chi li possiede. 

Il cellulare, ad esempio, ti rende sempre raggiungibile.

Difficile decidere di spegnerlo o di non portarlo con sé. Sarà forse per abitudine, per pigrizia, o forse per l'irrinunciabile e romantica speranza di essere raggiunti da una bella sorpresa. 

 

E intanto eccolo lì, apparentemente innocuo, nella borsa di tutte noi

 

Una porta sempre pronta a spalancarsi sulla tua vita. Apri ed ecco che senza filtro, senza ritegno, senza controllo arrivano notizie di ogni genere, richieste, giudizi, proposte.

Eppure, è sempre acceso.

E' diventata una schiavitù. E siamo talmente abituati a trovare tutti in ogni momento, che se qualcuno non risponde istantaneamente, ci preoccupiamo. O ci incazziamo. 

 

Da quando è nata la mia bambina le cose sono cambiate.

Dal giorno in cui sono entrata in ospedale ho il cellulare senza suoneria

E non ho intenzione di rimetterla. 

E' stata una liberazione eliminare l'assillante richiesta di chi fruga nel mio tempo e nella mia quotidianità alla ricerca di notizie, informazioni, rassicurazioni, richieste...

 

Il cellulare suona ma io non lo sento

 

Sono esautorata dal rispondere, dal precipitarmi alla richiesta dell'esterno.

Finalmente posso sintonizzarmi su di me, sulla mia bambina, i miei tempi, i suoi tempi. E i tempi della nostra famiglia. 

Senza essere interrotta da uno squillo di tromba o da una rumorosa e poco riconoscibile samba (ma ho sentito anche mucche nevrasteniche e grilli con l'altoparlante…)! 

E' chiaro: chi prova a telefonare non ha la sfera di cristallo e non può sapere se è il momento giusto (sebbene a volte sembri dotato di efficacissimi sistemi GPS in grado di comunicare al mondo il momento esatto in cui ti metti a tavola!).
Ma io so qual è il momento giusto per me. 

E da adesso devo anche valutare qual è il momento adatto per la mia bambina, che a quanto pare non ama sentirmi rispondere al telefono mentre sono con lei e che lo esprime chiaramente - a forza di urla - ogni volta che ci provo! 

Ho il dovere di proteggere il mio/nostro spazio e  tempo regolando questo canale comunicativo.

Quando io ho voglia e quando io giudico che sia il momento adatto, vado a vedere se qualcuno ha chiamato o lasciato messaggi e valuto se, quando e come ricontattarlo.

Non sono stata in grado di farlo per me.

Mi sono imposta di farlo per lei.

E adesso sono felice così.

 

B.

 

Immagine: https://weheartit.com/entry/60176029?pgx=NewEntryPageNotBoxed

 

 

 

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