20 maggio 2013

IL TUO CANTO

20 maggio 2013

C’è una tribù in Africa per cui la data di nascita di un bambino coincide con il giorno in cui questo arriva come pensiero nella mente della madre.

 

Quando una donna decide di avere un bambino, si siede sotto un albero e ascolta finché sente il canto del suo bambino. Dopo averlo sentito raggiunge colui che sarà il padre del bambino e gli insegna il canto. Mentre fanno l’amore i due cantano la canzone del bambino, per invitarlo a raggiungerli.

La madre poi, durante la gravidanza, insegna il canto del bambino alla levatrice e alle anziane del villaggio, perché quando il piccolo viene alla luce esse possano innalzare quel canto per dargli il benvenuto.

La stessa canzone viene inoltre insegnata a tutta la famiglia così che ogni volta che il piccolo cade o si fa male, ci sia sempre qualcuno che possa prenderlo in braccio e rassicurarlo con quel canto.
Quando il piccolo farà qualcosa di meraviglioso o attraverserà i riti della pubertà, gli abitanti del suo villaggio innalzeranno il suo canto per onorarlo

 

Ma esiste un’altra occasione i cui gli abitanti del villaggio intonano quel canto: quando un membro della loro comunità commette un crimine.
Accade allora che egli venga chiamato al centro del villaggio e che le persone della comunità formino un cerchio intorno a lui e comincino a cantare la sua canzone.

La correzione dei comportamenti antisociali non passa attraverso la punizione ma attraverso l’amore e il ricordo della propria identità

 

Quel canto accompagnerà il bambino per tutta la vita, fino a quando ormai anziano, giacerà in un letto, pronto a morire. Tutti gli abitanti del villaggio allora si raduneranno intorno a lui per intonare il suo canto.

 

Non siamo nati in una tribù africana che canta la nostra canzone nei momenti importanti della nostra vita, ma quando ci sentiamo bene, percepiamo che ciò che facciamo è in armonia con la nostra musica, con il nostro canto, quando stiamo male sentiamo una disarmonia. Qualcosa in noi che stride.
A volte possiamo sentirci incerti e traballanti sulla strada da percorrere. 

In quei momenti, se riusciamo a cantare... se possiamo ancora sentire il nostro canto sarà più facile trovare la strada per tornare a casa.

 

(Fonte: Vijay Gresele, http://carladoll6.tumblr.com/post/48154615484/thegodmolecule-here-is-a-tribe-in-africa-where)

 

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